ENZO FRAGALA’

CATANIA, 3 Agosto 1948

PALERMO, 28 Febbraio 2010

 

Enzo Fragalà, all’anagrafe Vincenzo Fragalà è nato a Catania il 3 Agosto 1948, era sposato ed aveva due figli.

Penalista di grande fama, molto conosciuto e molto stimato a Palermo, era unanimemente apprezzato per la sua passione forense e per il diuturno impegno politico.

Sostenitore da sempre delle posizioni di destra, prima nel movimento sociale e poi in AN, eletto deputato alla camera per Alleanza Nazionale nel 1994, fu capogruppo del suo partito in commissione giustizia della camera (2001-2003), nelle commissioni d’inchiesta Stragi e Mitrokhin e segretario della commissione speciale per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di corruzione.

Ezo Fragalà, fu anche assistente di storia contemporanea dell’università degli studi di Palermo nella cattedra di Giuseppe Tricoli e dal 2001 di Giuseppe Carlo Marino.

Nella sua professione di avvocato penalista a Palermo ebbe spesso a che fare con processi importanti, anche riguardanti imputati di associazione mafiosa. Fece parte dei comitati innocentisti su due casi in particolare: l’omicidio di Marta Russo e la strage di Bologna; quest’ultima vicenda si intrecciò con le rivelazioni dei documenti della Mitrokhin.

La sera del 23 Febbraio 2010, alle ore 20.38, mentre si dirigeva al parcheggio della sua auto, l’avv. Enzo Fragalà è stato aggredito e massacrato a bastonate, a pochi metri dal suo studio, da più aguzzini della mafia siciliana ed è morto all’ospedale civico di Palermo dopo tre giorni di coma, senza riprendere conoscenza.

Il 23 Marzo 2020, dopo quasi 3 anni di processo, la prima sezione della Corte D’Assise Di Palermo presieduta da Sergio Gulotta ha condannato quattro dei sei imputati per l’omicidio dell’Avv. Fragalà riconoscendo la matrice mafiosa del delitto.

Fu un omicidio punitivo, voluto dalla mafia. Scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza: “un messaggio a tutta l’avvocatura palermitana”.

Doveva essere punito per le sue aperture agli inquirenti, per il suo comportamento non conforme alle regole di cosa nostra in quanto avrebbe spinto i suoi clienti a collaborare con la giustizia ed anche ad optare per i patteggiamenti, cose totalmente contrarie al codice dell’omertà di Cosa Nostra. Punito perché a detta dei mafiosi era un avvocato “sbirro”.

Il processo prosegue davanti la Corte D’Assise D’Appello sezione II.

 

ENZO FRAGALA’

CATANIA, 3 Agosto 1948

PALERMO, 28 Febbraio 2010

 

Enzo Fragalà, all’anagrafe Vincenzo Fragalà è nato a Catania il 3 Agosto 1948, era sposato ed aveva due figli.

Penalista di grande fama, molto conosciuto e molto stimato a Palermo, era unanimemente apprezzato per la sua passione forense e per il diuturno impegno politico.

Sostenitore da sempre delle posizioni di destra, prima nel movimento sociale e poi in AN, eletto deputato alla camera per Alleanza Nazionale nel 1994, fu capogruppo del suo partito in commissione giustizia della camera (2001-2003), nelle commissioni d’inchiesta Stragi e Mitrokhin e segretario della commissione speciale per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di corruzione.

Ezo Fragalà, fu anche assistente di storia contemporanea dell’università degli studi di Palermo nella cattedra di Giuseppe Tricoli e dal 2001 di Giuseppe Carlo Marino.

Nella sua professione di avvocato penalista a Palermo ebbe spesso a che fare con processi importanti, anche riguardanti imputati di associazione mafiosa. Fece parte dei comitati innocentisti su due casi in particolare: l’omicidio di Marta Russo e la strage di Bologna; quest’ultima vicenda si intrecciò con le rivelazioni dei documenti della Mitrokhin.

La sera del 23 Febbraio 2010, alle ore 20.38, mentre si dirigeva al parcheggio della sua auto, l’avv. Enzo Fragalà è stato aggredito e massacrato a bastonate, a pochi metri dal suo studio, da più aguzzini della mafia siciliana ed è morto all’ospedale civico di Palermo dopo tre giorni di coma, senza riprendere conoscenza.

Il 23 Marzo 2020, dopo quasi 3 anni di processo, la prima sezione della Corte D’Assise Di Palermo presieduta da Sergio Gulotta ha condannato quattro dei sei imputati per l’omicidio dell’Avv. Fragalà riconoscendo la matrice mafiosa del delitto.

Fu un omicidio punitivo, voluto dalla mafia. Scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza: “un messaggio a tutta l’avvocatura palermitana”.

Doveva essere punito per le sue aperture agli inquirenti, per il suo comportamento non conforme alle regole di cosa nostra in quanto avrebbe spinto i suoi clienti a collaborare con la giustizia ed anche ad optare per i patteggiamenti, cose totalmente contrarie al codice dell’omertà di Cosa Nostra. Punito perché a detta dei mafiosi era un avvocato “sbirro”.

Il processo prosegue davanti la Corte D’Assise D’Appello sezione II.