Napoletano, classe 1938, Antonio Metafora, conseguita nel 1957 la maturità classica presso il prestigioso liceo “Umberto I “,  alternando agli studi universitari il lavoro e l’attività sportiva agonistica a livello nazionale come canottiere per i colori del circolo Canottieri Napoli, si è laureato in giurisprudenza nel 1961.

Iscrittosi all’albo nel 1964, si è formato sotto la sapiente ed animatrice guida dell’avvocato Teodoro Doria, civilista di spicco del Foro di Napoli, che ha molto contribuito a renderlo degno della toga di avvocato, migliorandolo come uomo prima ancora che come giurista.

Al compimento del trentesimo anno, pur mantenendo strettissimi contatti con il Suo Maestro, ha fondato il suo studio, che ha retto fino alla morte, distinguendosi per il rigore della sua preparazione, il suo forte senso etico ed il nitore del suo stile, sempre essenziale e mai prolisso.

Stimato dai magistrati, che ne hanno apprezzato, unitamente alle qualità professionali, la correttezza e lealtà nell’esercizio delle funzioni di difensore, era rispettato dai colleghi e godeva della considerazione di tutto l’ambiente forense che ne apprezzava, unitamente alla competenza ed alla solida cultura giuridica, l’eleganza, il garbo e lo stile misurato.

Pur avendo raggiunto una buona notorietà, che gli aveva consentito di acquisire una sempre più prestigiosa clientela, nondimeno si è sempre mostrato disponibile verso chiunque richiedesse il suo patrocinio o il suo consiglio, accettando l’incarico senza aver riguardo al valore economico della controversia o al censo del cliente, seguendo l’aurea regola, inculcata anche a tutti i giovani che si sono con lui formati, che ciascuna difesa va assunta con dedizione, rigore e scrupolo, profondendo il massimo impegno personale tanto nella elaborazione quanto nella attuazione della strategia processuale prescelta nell’interesse del cliente.

Interprete rigoroso della missione dell’avvocato, ne ha fedelmente interpretato il ruolo e le funzioni fino all’estremo sacrificio della sua vita, formato all’insegnamento che un avvocato, proprio in ragione del compito che è chiamato ad assolvere, nell’espletamento del suo mandato, deve agire solo ed esclusivamente nel superiore interesse del cliente e, dunque, non deve mai aver paura, ma deve, piuttosto, far sì, con il suo esempio e la sua azione, che tutti rispettino il suo ruolo.